Mi trovavo alla Triennale, presso Parco Sempione (uno dei pochi sacri punti verdi della città) in un pomeriggio afoso, a dir poco. Il cielo era terso, l'asfalto trasudava calura e annebbiava le idee: quale miglior giornata per entrare e curiosare qua e là fra oggetti di design e modellini architettonici frutto dell'"estro" del papà del Pirellone, Gio Ponti?
Sì, è vero, il signor Ponti giocava in casa, essendo milanese di nascita, ma le due stanze a lui dedicate mi hanno davvero stupita.
Per un momento, infatti, mi è sembrato di tornare bambina: all'ingresso sedie danzanti nell'aria sopra un pavimento di forme geometriche colorate, circondate da un bianco quasi fastidioso alla vista mi hanno immersa in un'atmosfera quasi surreale, fantastica che mi ha accompagnata per tutta l'esposizione.Ma non è stato tanto questo "antipasto" di esposizione a colpirmi, quanto la parte dei modellini.
Li ho sempre amati, perchè hanno come scopo principale quello di rappresentare grandi realtà in scala e mi chiedo spesso come si possa farlo, mantenendo inalterato (misure a parte) così tanti dettagli del reale.
Quelli delle stanze d'albergo, chiese, case private e il palazzo Pirelli che ho avuto modo di vedere hanno infatti letteralmente catturato la mia attenzione per diversi minuti tanto da valere una ramanzina del sorvegliante.
Data la mia straordinaria abilità nel ricercare mostre nelle quali non è possibile fotografare ciò che vedi se non con la mente, ignara della cosa e colta in flagrante, ho giustamente sentito le mie.
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