" La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla. "



mercoledì 29 giugno 2011

A Bologna...con A.M.I.C.I.


Lo scorso weekend sono stata ospite dell'hotel Carlton di Bologna con alcuni membri dell'Associazione di volontariato A.M.I.C.I : questa unisce malati di Morbo di Crohn e Colite Ulcerosa , le MICI , di tutta Italia .
Essendo un importantissimo punto di riferimento nazionale per coloro che soffrono di tali patologie, l'Associazione e i suoi volontari si stanno impegnando ad unire un sempre maggior numero di regioni sotto un'unica grande Onlus. Il suo compito sarà quello di far sentire la propria voce fino ai "piani alti" del potere italiano per ottenere un (legittimo) maggiore peso sociale e una sempre più chiara e necessaria informazione circa ambedue le malattie .
E' stato proprio con il gruppo del Consiglio Nazionale che ho avuto il piacere di trascorrere qualche giornata bolognese , assistendo alle decisioni più importanti prese durante la (stremante) riunione di sabato ed alla giornata delle IBD* di domenica .
Ho sempre trovato questi argomenti molto interessanti , non so se perchè figlia di una "crohnica" o perchè sono semplicemente una persona molto curiosa , tuttavia ammetto che questa è stata una fra le esperienze fatte in assoluto più stimolanti .
Ho avuto modo di informarmi su nuovi sviluppi circa le malattie , capire meglio termini tecnici sentiti quando ero più piccina e già seguivo mammà durante queste "gite" , non annoiandomi . 
Ho fatto corse lungo Viale Indipendenza per lo "shopping dell'ultimo momento" assieme ad una nuova amica e con un'altra (ahi noi!) abbiamo passato una nottara a raccontarci le nostre reciproche vite . Eppure avevamo sonno , tanto , ma la voglia di conoscersi era forte .
Non sono mancate ovviamente le cene in compagnia di quei volti amici che purtroppo tanto raramente vedo e quelli di nuovi conoscenti , con i quali , tutti assieme abbiamo sorriso alla nostra trasferta emiliana accompagnata da tante fotografie e ottimo cibo. I bolognesi hanno la nomea di essere dei in cucina : ...non posso che concordare !
Mi trovo a casa, seduta sul divano . Le dita di muovono veloci sulla tastiera in sincronia con la mia mente, che torna indietro di qualche giorno per  permettermi di scrivere e raccontarvi il mio "weekend alternativo" . Sorrido. Ora penso che ora devo concludere e decido di affidarmi alle parole di un detto , che recita :
"chi trova un amico trova un tesoro". Rifletto: ... ne avrò forse capito il significato ?



*(IBD: Inflammatory Bowel Desease, acronimo inglese ad indicare le malattie sopra citate.)

giovedì 23 giugno 2011

How I met a "Very Important Person"

Lavorare in un ristorante non è una cosa noiosa e monotona, specie se ti da la possibilità di conoscere delle "Very Important People".
Chiamata all'attenti con postilla di estrema puntualità, sono stata stupita dal conoscere gli ospiti della serata: Leonardo, ai tempi allenatore del Milan e Tassotti scortati dallo staff di Milanello.
Nonostante i pregiudizi circa la probabile antipatia degli stessi, lo stupore nel conoscere persone alla mano e pronte alla battuta, ha decisamente reso il lavoro più semplice e colorato una particolare nuova esperienza.
A fine serata non sono chiaramente mancate delle foto di gruppo, autografi e strette di mano con la promessa di un ritorno futuro.
Vero o no, per ora ricordo quelle ore riproponendovi un paio di foto scattate!

My Golf experience


E chi l'avrebbe mai detto che avrei avuto la possibilità di poter cimentarmi in questo splendido sport!
Il golf, da tanti sottovalutato e definito un hobby più che uno sport a tutti gli effetti, sembra così, di primo acchito, uno dei più semplici al mondo perchè composto da pochissimi movimenti da adattare alle molteplici attrezzature (i bastoni) da utilizzare durante il gioco: i ferri, i legni, i putter e gli "ibridi".
In effetti, la parte più complessa della disciplina golfistica potrebbe essere il capire quali di questi ultimi usare nelle varie parti del campo o, ancor di più, tenere a mente le regole della ferrea etichetta da tenere in campo.
Ma assicuro che nemmeno nel golf, nulla di quello che sembra così semplice o scontato è realmente tale e ciò perchè anche nel "nobil sport" la forza più grande ad accompagnare quella del braccio è la forza mentale di chi gioca che dev'essere sempre al top ed estremamente tattica.
La mia esperienza golfistica è iniziata casualmente al Golf Club di Arona assieme a degli insegnanti e coetanei del mio liceo tutti, chi più chi meno, digiuni di questo splendido sport ed è durata per un paio di mesi.
Come sempre entusiasta di fare nuove esperienze, del clima che si respirava nel Club e desiderosa di conoscere questo mondo un po' a se stante, non ho potuto fare altro che seguire le prime basilari istruzioni del maestro Chicco per imparare ad impugnare un ferro correttamente e a fare lo swing, il tipico movimento, mettendoci molto, moltissimo "pathos".
Lezione dopo lezione con l'apprendere l'uso di nuovi bastoni, il comportamento sul green o in caso di ostacoli e con  la tecnica del gruppo finalmente migliorata, obbiamo ottenuto il permesso, sotto l'occhio attento dell'istruttore, di iniziare un mini percorso di competizione a gruppi in tre buche.
Così dal tee (l'oggetto da mettere nel terreno a sostenere la pallina per il primo lancio) al green (la zona contenente la buca), è stato un susseguirsi di risate e primi approcci seri al golf, con tanto di responsabilità verso i punteggi personali e altrui e tanta tanta competizione.
Nonostante l'inconveniente della pioggia ad "innaffiare" l'ultima lezione e calmare i bollenti spiriti, il percorso concluso ha fruttato i suoi premi: soddisfazioni, una lezione gratuita al podio e...la nostalgia dell'abbandonare l'accogliente Club anche se, nel mio caso, solo momentaneamente.
Ho certamente intenzione di continuare: non so per quanto, dove, come, perchè, con chi etc, ma lo farò e mi sento di consigliare a tutti di approfittare di opportunità simili o di qualunque genere ogni qual volta si presentino perchè nella vita nulla viene per caso e non è detto che si possano trovare attività che, chissà, potrebbero accompagnarci per tutta la durata della nostra vita.

sabato 4 giugno 2011

Papà Gio "Pirellone"

E' giugno. Fuori piove e tira vento: si torna a scrivere.


Mi trovavo alla Triennale, presso Parco Sempione (uno dei pochi sacri punti verdi della città) in un pomeriggio afoso, a dir poco. Il cielo era terso, l'asfalto trasudava calura e annebbiava le idee: quale miglior giornata per entrare e curiosare qua e là fra oggetti di design e modellini architettonici frutto dell'"estro" del papà del Pirellone, Gio Ponti?
Sì, è vero, il signor Ponti giocava in casa, essendo milanese di nascita, ma le due stanze a lui dedicate mi hanno davvero stupita.
Per un momento, infatti, mi è sembrato di tornare bambina: all'ingresso sedie danzanti nell'aria sopra un pavimento di forme geometriche colorate, circondate da un bianco quasi fastidioso alla vista mi hanno immersa in un'atmosfera quasi surreale, fantastica che mi ha accompagnata per tutta l'esposizione.
La prima sala, forse meno accattivante della seconda, era stata arredata con mobili e comuni oggetti d'arredamento dallo stile però particolare, un po' "agè" se così si può dire. Guardando una scrivania, effettivamente, per un momento, ho persino immaginato di essere in uno studio americano dei primi decenni del Novecento!
Ma non è stato tanto questo "antipasto" di esposizione a colpirmi, quanto la parte dei modellini.
Li ho sempre amati, perchè hanno come scopo principale quello di rappresentare grandi realtà in scala e mi chiedo spesso come si possa farlo, mantenendo inalterato (misure a parte) così tanti dettagli del reale.
Quelli delle stanze d'albergo, chiese, case private e il palazzo Pirelli che ho avuto modo di vedere hanno infatti letteralmente catturato la mia attenzione per diversi minuti tanto da valere una ramanzina del sorvegliante.
Data la mia straordinaria abilità nel ricercare mostre nelle quali non è possibile fotografare ciò che vedi se non con la mente, ignara della cosa e colta in flagrante, ho giustamente sentito le mie.