" La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla. "



lunedì 23 maggio 2011

Aspetta. Non sarai più solo.

(Martedì 17 maggio 2011)

Io sono per l'aspettare. Non troppo, il giusto. Lasciare tempo al tempo, ma lottando.
L'attesa rende tutto più piacevole così da farti sentire quel "tutto" come una conquista.
Succede un po' come quando inizi un percorso in montagna, che già dalla partenza sai essere duro e faticoso, sotto magari un sole cocente o una terribile tempesta, che in una condizione di normalità non avresti mai sopportato.
Ma hai un obiettivo nella mente: hai costanza nel perseguirlo e tale determinazione ti aiuta nel sopportare qualunque cosa.
Ogni tanto ti fermi, bevi, riposi e cerchi di distrarre il tuo pensiero dalla spossatezza e dalla difficoltà del tuo tragitto. Ma sei impaziente: vuoi arrivare al tuo traguardo. Sai però che può essere ancora lontano. Continui.
Alla fine, stanco, arrivi alla vetta, scalfisci il terreno con la bandiera che porta il tuo nome e il tuo sudore e lasci che essa sventoli fiera al vento.
La guardi sorridendo.
Ma non è tanto l'allegria e il senso di libertà a comandare il movimento del tuo spontaneo sorriso. La causa è ciò che prova il tuo cuore: soddisfazione, gioia, realizzazione.
E spesso ti guardi alla spalle, sì, è vero, accade sempre. E cosa vedi?
Vedi le orme dei tuoi piedi a disegnare il tuo faticoso cammino che in esso mutano di forma: dapprima piccole e ben delineate, perchè più lontane, poi sempre più allungate, stanche. Accanto ad esse qualche sputo o qualche goccia di sudore.
Poi? Poi guardi davanti a te, ancora lo sguardo fisso sulla bandiera. La tua.
Un piccolo simbolo per una grande conquista: l'aver preso coscienza delle proprie fatiche, del proprio essere determinati e desiderosi di perseguire uno scopo.
Le gambe si riposano, respiri con avarizia, gli occhi ingurgitano ogni dettaglio di ciò che c'è accanto a te. Vuoi che l'aria sia solo tua, le immagini un personale ricordo.
Ed è in quel momento che "te la godi".
Ripensi al tempo che hai dovuto attendere per raggiungere il tuo fine, qualunque esso sia, amicizia, amore, vita, mentre ascolti il cinguettare degli uccellini: ora c'è spazio anche per la voce di qualcun altro nella tua mente.
Non sarai più solo.

When Art meets life

Lunedì 23 maggio 2011

Ecco. Con queste parole inizia ufficialmente il mio "CMBproject". Così mi piace definirlo, suona importante.
In realtà ciò che mi impegnerò a fare con questo blog è molto semplice e, se devo essere sincera, anche un po' egoistico.
Sono spinta dal desiderio di tornare a scrivere e voglio farlo con questo spazio che sarà tanto mio quanto vostro. Vi porterò mie riflessioni personali su determinati argomenti di vita quotidiana, aggiungendo parentesi artistiche, raccontandovi di mostre, gallerie che visiterò e proponendovi fotografie curiose scattate durante i miei momenti di vagabondaggio.
Ma nulla inizia nel verso giusto se non con una presentazione, tantomeno farà il mio blog.
E' sempre difficile raccontare di sè, facendolo nell'intimità della propria casa, cercando di ricordare dettagli passati della propria vita: ci proverò perchè vorrei mi conosceste almeno un poco.
Camilla (nome che, secondo quanto mi è stato detto di recente, significa "sacerdotessa") è nata in una calda notte d'estate, precisamente alle 2am del 7 luglio dell'anno 1993, nell'ospedale della provincia e città di Varese.
Definita "peperino" già dalla nascita, subito manifesta un grande interesse per il disegno.
Ok, no, la terza persona è davvero troppo seria. Riproviamo.
Il disegno artistico e l'arte in sè sono sempre stati la più grande valvola di sfogo fin dalla tenera età, periodo in cui, all'età di tre anni, iniziai a frequentare la scuola di disegno "Kaleidos" di Arona, città in cui ho vissuto per sedici anni in una triste palazzina di due piani con una bella vista lago, fonte se non altro di molta ispirazione.
Grazie a questa esperienza scolastica svoltasi in parallelo ai normali corsi di scuola elementare e media ed a meravigliose opere realizzate con pennarelli indelebili sui divani di casa, ho sviluppato una forte sensibilità, attenzione verso i particolari e memoria fotografica, doti di grande utilità per i futuri anni di vita.
L'amore verso tutto ciò che è artistico, ciò vi spiegherà meglio il titolo di questo primo post di presentazione, non è però stato l'unico interesse che ha accompagnato la mia giovinezza.
Ho provato molti sport, o almeno, i classici che si possono proporre ad una bimba: ginnastica artistica e nuoto (ah! avevano persino tentato di propormi danza classica!), mentre a scuola ci hanno da sempre educato al gioco del basket e della pallavolo.
Niente da fare, non facevano per me. O erano catalogati come "sport da femminucce" o "terribilmente noiosi e schifosi". Vi lascio immaginare il caso disperato che ero.
Nonostante il mio rifiuto verso ogni forma di movimento, sotto sentito invito di zio Andrea, ho inziato a giocare a tennis, sport che mi accompagnerà per davvero molto tempo. Giocavo una volta o due volte alla settimana, senza troppo impegno, fino a che pesanti situazioni attorno a me per un discreto numero di mesi, mi hanno spinta a diventare una "tennis addicted".
Era una droga, ammetto. Non c'era torneo che non seguissi o giocatore che non conoscessi. Sapevo una discreta parte delle chiassifiche sia femminile che maschile a memoria.
Tifo Nadal e Sharapova, simpatizzo per la Ivanovic.
Questo periodo tuttavia durò poco, fino a che "ciò che mi circondava" e pesava si risolse.
E proprio in quell'anno iniziai il secondo anno di liceo scientifico. Già, dimenticavo. Decisioni di comodità a livello di spostamenti mi hanno spinta a scegliere questo liceo, piuttosto che l'artistico, come avevo pensato.
E meno male.
Comunque, in quell'anno mi sono cimentata in un altro "progetto": la direzione di un giornalino. Sì, quello del Fermi. Il "Fermi tutti!", si chiamava. Ne ero caporedattrice.
Ho dovuto aspettare due anni per tornare ad occuparmi di editoria: ora faccio parte di una redazione di un periodico di stampo medico, per un'associazione italiana di MICI (Malattine Infiammatorie Croniche Intestinali), della quale mi occupo fra ferri e palline da golf, libri e appunti scolastici, uscite mondane ed i sopracitati "vagabondaggi".
Sono cambiata molto da quando ero una piccola creatura dai boccoli biondi naturali che veniva scambiata per una tedesca durante le vacanze sarde.
Ora, che sono una quasi diciottenne, vedo il mondo sotto una prospettiva chiaramente molto più adulta e matura e sento di dover ringraziare il mio passato, me stessa e naturamente la mia famiglia.
Facendo due conti circa la mia data di nascita, avrete capito che sono un cancro: segno di gente lunatica, creativa, dolce, sensibile, dedita alla famiglia e che, secondo l'astrologia ha un grande feeling con la Luna.
Sarà per quello che nelle notti d'estate, quando c'è la luna piena, la guardo per mezzore senza stancarmi e mi commuovo sempre?
Certo è che la mia natura"cancerina" ben si sposa con il mio ascendente: segno di capoccioni e determinati. Diciamo che sono un buon mix di segni molto diversi fra loro, ma dannatamente compatibili.
L'astrologia però può solo dare un accenno alla nostra personalità, sono i racconti della nostra vita e il conoscere personalmente a far capire davvero come l'altro sia. Spero di aver dato un quadro generale di me, che mi abbiate conosciuta, anche solo un pochino.
Continuate a seguirmi ed a fare sentire anche i vostri pareri: vi aspetto!